02 gennaio 2011

Per una genealogia di Brucciano

Pela minha avó paterna sou descendente dos Moscardini. Tenho parte da genealogia até o século XVII. São naturais de Brucciano-Garfagnana-Lucca, Toscana. A casa original da família ainda existe na Itália…
La storia della propria famiglia, soprattutto se si vive in un paese straniero e si porta un cognome italiano, è spesso ricercata da molti con determinata passione. Non è difficile trovare in Internet questi annunci, principalmente provenienti dal Brasile e dall’Argentina, terre dove i nostri emigranti si recarono soprattutto dopo la seconda metà dell’Ottocento. Prendo spunto dai discendenti della famiglia Moscardini di Santos - San Paolo, originari di Brucciano, per riprendere il discorso su quella frazione e sui suoi abitanti ottocenteschi.
Per il provetto genealogista che voglia iniziare le sue ricerche non v’è dubbio che gli archivi anagrafici comunali siano un necessario punto di partenza. Fra il 1860 e il 1870, dopo l’unità d’Italia, ai comuni fu prescritto infatti di tenere i registri della popolazione. A quell’epoca risale quindi una sorta di prima fotografia dei residenti, con alcune ulteriori informazioni fondamentali: data di nascita, paternità e maternità, professione.
Riporto quindi l’elenco dei capofamiglia di Brucciano, secondo l’ordine dato dal Comune di Molazzana, sperando di dare una mano a coloro che ricercano i propri avi…e magari di incuriosire chi ritrova il proprio cognome e forse qualche antenato.


Seguendo questo link è possibile consultare l'articolo completo con la geneologia dettagliata

Notizia alli posteri, e avviso per li funghi


La stagione particolarmente favorevole dell'autunno 2009 ha fatto parlare ancora molto dei funghi garfagnini. I funghi porcini della Garfagnana e della Valle del Serchio fanno parte, a pieno titolo, del paniere lucchese dei prodotti tipici tradizionali e locali. Forse è l'unico “prodotto”, assieme alla Trota Fario dei nostri torrenti, ad essere così “come natura crea”, senza nessuna manipolazione. Al di là del sapore del nostro ineguagliabile porcino, il fascino della stessa raccolta dei funghi, ai garfagnini, non dev'essere certo spiegato. Questa sana follia collettiva ci contamina senza pietà e porta, indigeni e forestieri, a batter ogni metro di bosco e selva, a correre instancabili su e giù per le coste appenniniche e apuane alla ricerca del profumatissimo boletus.
Non possiamo dimenticare anche l'apporto scientifico dell'associazionismo e le notevoli e meritevoli iniziative del Gruppo Micologico Lucchese “B. Puccinelli” che da anni organizza mostre sui funghi, pubblica notizie e fa cultura sulla sicurezza del prodotto fungino. Sempre in merito ai rischi di tossicità dei funghi, mai sufficientemente ribaditi, dobbiamo accennare all'importante servizio del Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda USL2 di Lucca che, tramite l'Igiene degli alimenti, garantisce tutti i giorni il controllo gratuito dei funghi a fini alimentari per chi voglia usufruirne.
E sempre in merito ai rischi di avvelenamento per funghi ci viene in aiuto un documento rinvenuto nell'Archivio comunale di Molazzana, che risale al luglio del 1779. Il cronista di 230 anni fa è Luigi Pieroni, notaio di Sassi dal 1768 al 1817 e Cancelliere della Comunità che, fra le memorie dell'antico Comune, inserisce una Notizia alli posteri e avviso per li funghi. Racconta il Cancelliere che un certo Giovanni Ferrari abitava in Sassi con moglie e sette figli; tre maschi e quattro femmine. Sembra che la mattina dell'otto mese suddetto, giorno di giovedì, tutti mangiassero funghi, e per tutto il giovedì fino a mezza notte non sentissero alcun male. Nella mezza notte incominciò a sentirsi male Maria Caterina, moglie del detto Giovanni Ferrari ed in seguito tutti li figli, e marito, nel giorno di domenica (10 luglio) morirono in cinque, cioè la moglie suddetta alle ore italiane 8, in seguito alle dodici morì Antonia figlia, alle 16 morì Apollonia pure figlia, alle ventidue morì Giovanna similmente figlia, alle ore 9 dell'11 suddetto morì Antonio figlio, così che in una sola processione la mattina dell'11 furono portati alla chiesa e moniti delli Santissimi Sacramenti (…). Scamparono quindi all'avvelenamento solo il marito con due figli maschi e una femmina.
Il cronista settecentesco già nel titolo dello scritto è chiaro nell'intento: darne notizia ai posteri ed avvisare della pericolosità dei funghi. Un proposito giusto e ancora valido oggigiorno, dove ancora si contano a decine le intossicazioni da funghi nelle stagioni di raccolta.
Conclude il notaio di Sassi, con formula quasi testamentaria (e magari un po' interessata), fra il civile e il religioso, ricordando che il caso serva, e sia a ciascheduno di regola, e di esempio col riflesso che la morte sta nascosta in qualunque cosa, e per qualunque cosa si può morire, a tal effetto (bisogna) stare sempre preparati che non sappiamo ne' l'ora ne' il momento.